IL COLLOQUIO DI LAVORO: I TRUCCHI DEL MESTIERE

Tutti abbiamo sostenuto un colloquio di lavoro, ma pochi conoscono  il lavoro che c’è realmente dietro. In questo articolo impareremo qualche trucco del mestiere del recruiter, che sarebbe bene approfondire prima di un colloquio.

Jacopo: “Chissà con chi farò il colloquio. Avrò scelto la camicia giusta? Meglio dare del tu o del Lei?

Caro candidato,
la tensione è più che naturale, un mix di ansia e agitazione, ma stavolta voglio farti una proposta, prova a metterti nei miei, anzi nei nostri panni, e ti accorgerai che anche noi non siamo sempre così tranquilli, così come non lo sei tu. Dobbiamo considerare molti fattori e non è sempre semplice.

Jacopo: “Interessante, da dove partiamo?

Cominciamo dalle domande che ti poniamo. Ti sei mai accorto che alcune richiedono un semplice “sì/no”, mentre altre richiedono una produzione orale più o meno articolata da parte tua?

Jacopo: “Uhm, non avevo mai riflettuto a fondo su questa differenza, perché?

In linea di massima le domande poste possono essere: aperte, chiuse o ipotetiche:

Le domande aperte introducono un argomento ed esortano il candidato a parlare (tendiamo a valutare la tua capacità comunicativa);

Le domande chiuse, al contrario, tendono a ottenere informazioni oggettive, pertanto non intendono scoprire le tue idee (in questo caso l’ansia non è giustificata :D);

Le domande ipotetiche, invece, chiedono al candidato come si comporterebbe se si trovasse in una situazione X. Per es. “Cosa farebbe se dovesse…?” (il reclutatore non vuole torturati, ma solo valutare il tuo approccio al Problem Solving).

Jacopo: “Ah ma questo me l’aspettavo! Di solito a me piace parlare, riesco a convincere molte persone, quindi non mi sentirei in difficoltà

Attenzione, è proprio qui che “casca l’asino”! È dato per scontato che gli esseri umani comunichino attraverso il canale verbale, c’è chi è più abile a comunicare e chi meno, ma pensi basti solo quello?

Jacopo: “Mi stai dicendo che c’è altro da considerare?

Assolutamente sì. Hai mai sentito parlare di linguaggio non verbale? Bene, un professionista non deve, infatti, sottovalutare questo tipo di comunicazione. Gestualità, prossemica, tono vocale sono segnali rilevanti nella conduzione del colloquio. Pertanto, è di fondamentale importanza conoscere tutte quelle “strategie” adottate dai candidati.

Jacopo: “Strategie? Quali sarebbero?

L’elusione: ossia un’apparente accettazione delle richieste implicite del colloquio, ma in verità si tende a evitarle, omettendo informazioni rilevanti. Il candidato tende a parlare vagamente, utilizzando la terza persona singolare (“beh, si dice che il mercato del lavoro sia…”).  In questo caso il reclutatore adotta strategie di rottura del ghiaccio, mettendo il candidato a proprio agio tramite un registro perlopiù informale.

La ribellione: ossia un atteggiamento ostile e di rifiuto di collaborazione. Esistono candidati che arrivano alla menzogna o, addirittura, al silenzio totale. In questo caso il reclutatore dovrebbe mantenere un atteggiamento di serenità, esser accogliente, evitando di assumere atteggiamenti di superiorità.

La seduzione: ossia una comunicazione che tende a ottenere la benevolenza del selezionatore. Si tende a lusinghe fuori luogo, manifestazioni eccessive di interesse etc…. Il reclutatore dovrebbe utilizzare uno stile più formale e meno razionale, mantenendo una netta distanza confidenziale col candidato.

Chiaramente questi sono solo alcuni dei trucchi del mestiere, che un buon recruiter conosce molto bene e che gli consentono di fare una valutazione del candidato più obiettiva possibile in sede di colloquio, a prescindere che sia in presenza o a distanza.

A proposito: se sei interessato a capire quali sono i segreti per affrontare un video-colloquio ti invito a leggere l’interessantissimo articolo preparato dalla collega Eleonora sul Blog di Proxima Informatica.

In un altro articolo  utilissimo un’altra collega, Ludovica, ci regala diversi consigli utili per scrivere un cv (sempre sul Blog di Proxima Informatica), che è in fin dei conti un biglietto da visita da curare nei minimi dettagli per assicurarsi un colloquio di lavoro.

Concludo esortando tutti i candidati a vivere l’esperienza del colloquio come un breve “percorso di vita”, a prescindere dal tanto agognato esito.

D’altronde si impara strada facendo!

Simone Mariano
Recruiter @ProximaInformaticaSpa