QUAL È IL LIVELLO DI DIGITALIZZAZIONE ITALIANA?

La digitalizzazione italiana agli ultimi posti in Europa

La Commissione Europea ha rilasciato negli ultimi mesi il report aggiornato dei dati DESI (Digital Economy and Society Index) che monitora ogni anno dal 2015 i livelli di digitalizzazione europea.
I risultati hanno portato alla luce alcuni elementi che risultano particolarmente preoccupanti per il nostro paese. L’Italia si trova tra gli ultimi posti in materia di competitività digitale. Precisamente, su 28 paesi è venticinquesima.

Rispetto alla media UE, dunque, il nostro paese registra livelli di competenze digitali molto basse. Anche il numero di specialisti e laureati nel settore TIC è molto al di sotto della media UE. Queste carenze in termini di competenze digitali si riflettono nell’incongruo utilizzo dei servizi online, compresi i servizi pubblici digitali.
Nonostante il paese si collochi tra i primi posti per quanto riguarda l’offerta di servizi pubblici digitali, il loro utilizzo rimane scarso ed inadeguato. Basti pensare che solo il 74% degli italiani usa abitualmente Internet, lasciando scoperto un 26% di popolazione che molto probabilmente non sa cosa sia un browser o come si invii una banalissima e-mail.

Per quanto riguarda la digitalizzazione del capitale umano, nel 2019 l’Italia ha perso due posizioni e si colloca ora all’ultimo posto nell’UE. Solo il 42% delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede almeno competenze digitali di base (58% nell’UE) e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base (33% nell’UE). Nel complesso, l’uso dei servizi Internet in Italia rimane ben al di sotto della media UE. Lo scarso uso dei servizi Internet riflette, di conseguenza, il basso livello di competenze digitali.
Inoltre, Il 17% delle persone che vivono in Italia non ha mai utilizzato Internet; tale cifra è pari a quasi il doppio della media UE e colloca il Paese al 23º posto nell’UE. Un dato scioccante che ci fa comprendere come il nostro paese sia arretrato e fortemente radicato ad abitudini obsolete e poco innovative.
In merito a questo, con la legge finanziaria 2020 il Ministero dello sviluppo economico (MISE) ha stanziato 7 miliardi di EUR per il nuovo piano “Transizione 4.0, ha ridefinito le misure di sostegno e ha adottato un approccio di pianificazione pluriennale per fornire alle imprese uno scenario stabile.

Le modifiche introdotte con il piano “Transizione 4.0” dovrebbero facilitare l’accesso delle PMI al credito d’imposta per ricerca, sviluppo e innovazione. Il piano pone inoltre l’accento sull’innovazione, sugli investimenti verdi e sulla proprietà intellettuale, con particolare attenzione ai settori che caratterizzano il Made in Italy.
Inoltre, il coronavirus ed annesso lockdown non hanno fatto altro che far emergere ancor di più l’arretratezza digitale e tecnologica italiana.
Ma non tutti mali vengono per nuocere. La Commissione Europea ha stanziato con il progetto Recovery Fund diversi miliardi volti all’implementazione del settore ICT. I quali, potrebbero essere utilizzati dalle nostre imprese per gettare le basi di una nuova era completamente digitalizzata.

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